Capita spesso che pur avendo l’intenzione di pregare, questo ci risulti molto difficile e poco efficace in quanto il nostro atteggiamento viene continuamente riportato alla distrazione, impedendoci così di rimanere concentrati ed in un atteggiamento raccolto, che permetta di pregare seriamente ed in modo efficace.

Assumere un atteggiamento raccolto

Prima di tutto, per poter pregare è sicuramente necessario avere la piena consapevolezza che la preghiera non è altro che una modalità per entrare in comunicazione con Dio. Attraverso la preghiera, quindi, ci rivolgiamo personalmente a Dio, ovvero a un’entità sovrannaturale. Per fare ciò è quindi necessaria una certa attenzione e concentrazione, che non può prescindere dalla nostra volontà di entrare in relazione con Dio ed infine, dall’intelligenza che impieghiamo nel farlo. Proprio nel momento in cui acquisiamo piena consapevolezza della presenza di Dio nella nostra preghiera e investiamo la nostra volontà ed intelligenza nel rivolgerci a lui, possiamo dire di trovarci in un atteggiamento raccolto, che ci permette di pregare efficacemente. Se la volontà di unirsi a Dio nella preghiera è forte ed allo stesso tempo, la nostra intelligenza viene sfruttata al massimo per riuscire a fare ciò, allora tutte le forme di distrazione possibili vengono meno, permettendoci così di focalizzare la nostra attenzione solamente sul nostro obiettivo, ovvero pregare.

Non aspettare le condizioni ideali per pregare

Come abbiamo già detto, per pregare in modo efficace, è necessario rivolgersi a Dio in un atteggiamento raccolto, per cui estremamente volenteroso e concentrato. Proprio per questo motivo, molto spesso si tende a posticipare la propria preghiera ad un “momento migliore” o più adatto, in quanto sentiamo che in quel momento ci possano essere dei fattori che ostacolerebbero la nostra preghiera. Questo però finisce nella maggior parte dei casi per sfociare in una continua ed infinita ricerca del momento perfetto, che non arriva mai, perché in realtà è quasi introvabile. E’ infatti molto raro trovare un momento della giornata in cui la nostra mente sia sgombra da ogni tipo di pensiero o preoccupazione, in cui non vi siano fattori esterni che potrebbero distrarci come rumori o movimento, oppure ancora momenti in cui non proviamo dolori o fastidi che ostacolino la nostra concentrazione. Proprio per questo, non bisognerebbe mai rinviare la propria preghiera per queste motivazioni, ma piuttosto, sforzarsi di far fronte a questi piccoli problemi, cercando di mantenere comunque un atteggiamento adeguato ad entrare in relazione con Dio. Sentire ad esempio dei dolori oppure avere qualche turbamento durante la preghiera, non è da considerarsi come un atteggiamento scorretto, distratto e poco rispettoso nei confronti di Dio. Al contrario, se comunque ci mostriamo propositivi e ci impegniamo nel mantenere il più possibile l’attenzione, utilizzando la nostra volontà di entrare in relazione con Dio e la nostra intelligenza per farlo nel miglior modo possibile, nonostante stiamo provando un dolore o siamo turbati; questo non è altro che una dimostrazione di forte fede nei confronti di Dio. In questo caso infatti dimostriamo a Dio quanto siamo in grado di batterci e di resistere agli spiacevoli inconvenienti, per la volontà di unirsi a Lui attraverso la preghiera.

Di Maricla

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