Homo di Denisova: le scoperte su un nuovo fossile

L’Homo di Denisova, denominato anche donna X, rappresenta il nome dato ai resti ritrovati di un ominide nei Monti Altaj in Siberia. La scoperta di tali resti è stata annunciata pubblicamente nel recente 2010, ipotizzando il ritrovamento di una nuova specie antenata umana. L’Homo di Denisova sarebbe vissuto tra i 70.000 e i 40.000 anni fa, all’interno di aree popolate soprattutto dalla presenza di Homo Sapiens e dalle specie di Neanderthal. L’ominide in questione risulterebbe strettamente imparentato con l’Homo di Neanderthal, separandosi circa 300.000 anni fa. Il ritrovamento del fossile di un dente appartenente ad una bambina di 12 anni ha riaperto nuove teorie sull’Homo di Denisova, sulla scia dei rari ritrovamenti nei confronti di una delle specie umane antenate più misteriose della storia.

L’enigmatica parentela dell’Homo di Denisova

Il nome dato alla specie dell’Homo di Denisova deriva da una particolare grotta presente nel territorio della Siberia dove sono stati rinvenuti i resti frammentati, in numero particolarmente ristretto. In assenza della disponibilità dei resti non è stato possibile per gli scienziati risalire ad una ricostruzione completa della specie, motivo per il quale non è stata scelta una denominazione scientifica per la sua identificazione.

I resti fossili dell’Homo di Denisova si sono tuttavia resi indispensabili per il tracciamento di una parentela con gli antenati Homo. Il Dna rinvenuto sul fossile siberiano apparteneva ad una ragazzina tra i 10 e i 12 anni di età, vissuta all’incirca tra 227.000 e 128.000 anni fa, molto prima rispetto alla datazione degli altri individui. I calcoli eseguiti sull’evoluzione del Dna hanno portato gli scienziati all’indicazione di un intervallo di tempo compreso tra i 50.000 e i 100.000 anni.

Sotto la base di tali calcoli scientifici è stata ipotizzata una longevità appartenente alla specie particolarmente lunga, unita alla concreta possibilità da parte dell’Homo di Denisova di essere entrato in contatto con i Neanderthaliani. Il Dna della ragazzina tuttavia non si è dimostrato troppo diverso rispetto a quello delle specie successive, ipotizzando l’assenza di una statura relativamente grande della specie.

Secondo il parere di Chris Stringer, del Museo di storia naturale di Londra, dei nostri antenati siberiani la scienza conosce ancora relativamente poco, rendendo necessarie altre scoperte da ricercare con tutta probabilità all’interno dei territori dell’Asia orientale. Ad estrarre il Dna dai resti sono stati un gruppo di scienziati dell’Istituto Max Planck di antropologia di Lipsia nel 2008.

Le analisi successive del mtDNA hanno inoltre ipotizzato il risultato di una migrazione dall’Africa in riferimento all’evoluzione della specie di Homo di Denisova, associata agli uomini di Neanderthal, analizzando nuovi fossili nel 2011.

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