La ‘Super-Vista’ dei pesci abissali

Diverse specie di pesci vivono nelle profondità degli abissi dove la luce solare non riesce in alcun modo a penetrare il fondale. In questo caso i pesci abissali vantano una capacità visiva particolarmente sviluppata, oggetto di studi e ricerche recenti.

Questi pesci presentano un alto numero di geni per la produzione di specifiche proteine, a loro volta, più sensibili ai gradi di bioluminescenza necessari alla vita negli abissi. A causa dell’impossibilità di poter prelevare le specie abissali dal loro habitat, lo studio sulle loro capacità visive risulta da sempre oggetto di opinioni contrastanti. Cerchiamo di approfondire insieme le ultime novità associate alla super vista dei pesci abissali. 

Caratteristiche dei pesci abissali

I pesci abissali che popolano le aree più profonde dei fondali si dimostrano impossibili da prelevare dal loro habitat. Trasportando all’esterno questa specie si rischia di mettere a serio repentaglio la loro sopravvivenza, a causa della diversa pressione e delle conseguenze dirette sulla vescica natatoria.

Nuotando a ridosso dei fondali più profondi, secondo quanto emerso dalle ultime ricerche scientifiche, i pesci abissali hanno sviluppato una capacità visiva superiore al resto dei pesci soliti sopravvivere in direzione della luce solare. I pesci abissali presentano una serie di geni in grado di codificare la proteina dell’opsina, maggiormente sensibile alla scarsità di luce.

L’opsina si trova presente anche nell’organismo umano e consente la distinzione delle sagome scure in assenza di luce diurna o artificiale. I livelli di questa proteina, presente nei pesci abissali, consentirebbe loro di distinguere le diverse colorazioni anche sui fondali più impenetrabili alla luce.

Al di sotto dei mille metri di profondità i fondali si dimostrano pressoché bui per l’occhio umano, mentre per i pesci abissali le diverse lunghezze d’onda risulterebbero perfettamente distinte. Diverse specie di polpi, gamberi e altri pesci si dimostrano bioluminescenti a profondità maggiori, segnalando la propria presenza.

La maggior parte dei pesci abissali, studiati di recente, vanta un paio di geni in grado di codificare l’opsina, mentre la specie spinosa d’argento, Diretmus argenteus, presenta circa 38, 14 geni e spiccate doti visive anche a 2 mila metri di profondità.

Ogni segnale percepito grazie all’opsina potrebbe delineare i segnali bioluminescenti in prossimità del cibo ricercato dai pesci abissali, compresi segnali di pericolo e comportamenti di altre specie a livello sociale. La vista e la sensibilità delle diverse specie abissali vanterebbe così uno sviluppo del tutto indipendente, con spiccate capacità di sopravvivenza anche in ambienti inospitali come i fondali privi di luce.

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