Marchi d’impresa: cosa prevede la nuova legge

Il 23 marzo del 2019 il legislatore ha introdotto alcune modifiche molto importanti in materia di marchi di impresa, adeguando di fatto la normativa nazionale alle disposizioni del regolamento imposto dal Parlamento europeo. Si va dall’eliminazione del cosiddetto requisito di rappresentazione grafica a cambiamenti relativi alle discipline del marchio collettivo e del marchio di certificazione, passando per nuove regole relative alla registrazione dei marchi.

Sono state dunque introdotte, dunque, una serie di novità a seguito delle quali non tutti i marchi possono essere registrati. Ecco perché, oggi come non mai, si rivela indispensabile richiedere un parere di registrabilità relativo al marchio che si intende depositare: quest’ultimo infatti potrebbe coincidere con altri già registrati o, più semplicemente, potrebbe essere potenzialmente nullo. Insomma, non è sufficiente che un segno sia “rappresentabile in maniera obiettiva”: esistono una serie di caratteristiche da rispettare perché possa venire registrato; caratteristiche che rimandano innanzitutto a due distinti ordini di motivazioni.

IMPEDIMENTI ASSOLUTI E RELATIVI

I principali tipi di impedimento che posso portare all’impossibilità di registrazione di un marchio generalmente vengono distinti tra assoluti e relativi. Gli impedimenti assoluti sono quelli che hanno a che fare con le norme in vigore: in altre parole, un marchio che non rispetti i requisiti imposti dalla legge risulterà necessariamente nullo e quindi non registrabile. Al contrario, si parla di impedimenti relativi nel caso in cui esista già un marchio anteriormente depositato identico o simile a quello che si intende registrare.

ALCUNI REQUISITI NECESSARI

Qualora un marchio risulti nullo, è comunque possibile intervenire per far sì che diventi registrabile. Un marchio che possa venire tutelato giuridicamente deve infatti rispettare diversi importanti requisiti, tra cui, ad esempio, quelli di liceità e di verità: questo vuol dire che il marchio non deve contenere segni contrari alla legge, al buon costume o all’ordine pubblico e, più in generale, non deve ingannare il pubblico – si pensi ad esempio alla natura/qualità di un servizio rappresentato, o alla provenienza geografica di un prodotto. Un marchio deve inoltre essere nuovo ed originale: questo vuol dire innanzitutto che non può essere identico o simile ad uno registrato in precedenza, ma anche che si deve distinguere da eventuali altri prodotti o servizi simili già esistenti sul mercato. Per far sì che un marchio possegga una propria capacità distintiva non è dunque possibile utilizzare denominazioni troppo generiche, così come non è consentito utilizzare termini di uso comune o che lo descrivano.

COME VIENE STABILITO SE DUE MARCHI SONO SIMILI

Quando ci si trova di fronte a due marchi simili o identici si parla di impedimento “relativo” perché non è l’Ufficio a rigettare la richiesta, quanto piuttosto il titolare del marchio depositato per primo. Quest’ultimo ha infatti 3 mesi di tempo per opporsi alla domanda di registrazione ed inoltre ha a disposizione 5 anni di tempo per richiedere la cancellazione del marchio depositato per ultimo. Anche in questo caso, ricorrere a professionisti abilitati si rivela particolarmente utile: questi possono infatti sia effettuare una ricerca di anteriorità, in modo tale da appurare chi effettivamente abbia depositato il proprio marchio per primo, sia indagare approfonditamente in merito alla possibile somiglianza del proprio marchio con altri. Per farlo di solito si seguono tre criteri: il primo, l’assonanza letterale (o fonetica), fa riferimento ad eventuali somiglianze in termini di pronuncia; il secondo, l’assonanza visiva, si riferisce a due marchi simili dal punto di vista grafico; il terzo, l’assonanza concettuale, interessa una somiglianza legata ai concetti rappresentati dai due marchi.

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