catetere

Il cateterismo vescicale è un processo attraverso il quale si inserisce un catetere, ovvero un piccolo tubicino, nella vescica per drenare l’urina che viene raccolta in un’apposita sacca esterna, nei casi in cui il normale processo fisiologico sia compromesso.

Si tratta di una manovra che può provocare delle infezioni, per cui è sempre necessario rivolgersi a un infermiere specializzato che conosca le tecniche per la sterilizzazione, le tipologie di catetere e le manovre necessarie per il posizionamento in modo da evitare il rischio di eventuali complicazioni e infezioni.

Cos’è il catetere vescicale?

Il catetere vescicale è uno strumento medico utilizzato per il drenaggio delle urine, formato un circuito di drenaggio e una sacca di raccolta esterna. Il cateterismo vescicale può essere di tipo terapeutico, diagnostico oppure evacuativo e vi si ricorre solitamente per brevi periodi a seguito di interventi chirurgici. In alcuni casi, però può essere necessario anche per lunghi periodi, in presenza di patologie che possono provocare disfunzioni.

La capacità di trattenere la fuoriuscita dell’urina è uno stimolo di tipo nervoso. In casi normali, il cervello invia impulsi nervosi al midollo spinale che controlla l’attività dello sfintere. In alcune patologie di disabilità viene alterata l’attività del sistema nervoso, che provoca disturbi nella minzione.

Nei casi in cui è richiesto un utilizzo di breve durata, di tipo intermittente o temporaneo, nel primo caso lo svuotamento della vescica arriva attraverso un catetere monouso, 4-5 volte al giorno. Viene eseguito prevalentemente nella riabilitazione a seguito di traumi del midollo e delle vertebre. Nella cateterizzazione temporanea invece, il catetere non è monouso ma la permanenza è di pochi giorni.

Tipologie di catetere vescicale

Le tipologie di catetere vescicale possono essere varie e tutte conosciute dal personale al quale si chiede aiuto, sulla base di alcune caratteristiche. In particolare:

  • diametro esterno: più è piccolo meno si corre il rischio di eventuali lesioni uretrali ma più l’evacuazione sarà lenta. Il calibro è scelto sulla base della salute delle urine e della conformazione del paziente;
  • numero delle vie: a una, due o tre a seconda della tipologia di cateterismo e del problema che presenta il paziente. Quello a una via solitamente è usato per cateterismi temporanei, mentre quelli a 2 o 3 vie vengono usati per periodi più lunghi e quando si somministrano farmaci;
  • materiale e consistenza: il materiale utilizzato non deve provocare allergie o disturbi, anche se nessun materiale sembra essere sicuro al 100%. I più utilizzati in base alla durata di permanenza del catetere sono: il silicone (consigliato per lunghi periodi perché sembra essere maggiormente compatibile), il lattice (consigliato per cateteri temporanei, in quanto può essere maggiormente a rischio di allergie), PVC (consigliato per cateterismi intermittenti, poiché può ridurre l’attrito e quindi eventuali rischi di lesioni o irritazioni), l’hydrogel (consigliato per lunghi periodi perché sembra avere un basso rischio di provocare irritazioni e infezioni);
  • caratteristiche dell’estremità che suddividono i cateteri in: Tiemann (consigliato in caso di restringimento dell’uretra maschile, con forma conica), Nelaton (consigliato per le donne, con forma arrotondata), Mercier (utilizzato sugli uomini, con punta arrotondata), Foley (con un palloncino gonfiabile all’estremità che consente l’ancoraggio), Dufour (dotato di palloncino con l’estremità a becco di flauto), Couvelaire (a becco di flauto).

Quando è necessario utilizzare il catetere vescicale?

Il processo di cateterizzazione viene effettuato solamente dietro prescrizione medica ed è utilizzato quando non ci sono alternative praticabili e solamente per il periodo necessario. Può essere prescritto in presenza di:

  • neoplasie vescicali;
  • incontinenza urinaria;
  • ostruzione delle vie urinarie e ritenzione urinaria;
  • un test della funzionalità vescicale;
  • un intervento che richieda lo svuotamento della vescica;
  • un necessario svuotamento vescicale prima del parto, laddove la donna non sia in grado di urinare autonomamente;
  • disfunzione neurologica permanente della vescica.

Di Chiara